INSTALLAZIONI SITE-SPECIFIC

GAP 2019
ferro, plexiglas / cm 250x150x210
18 gennaio / 23 febbraio 2020 Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma
GAP 2019
ferro, plexiglas / cm 250x150x210
18 gennaio / 23 febbraio 2020 Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma

L’installazione site – specific GAP, realizzata nell’Emiciclo del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, invita ad una riflessione su quanto sta accadendo nel Mediterraneo riguardo all’attuale interruzione di quel flusso di scambi e contaminazioni culturali che da sempre lo hanno caratterizzato. L’opera rappresenta il “Mare nostrum” e le sue sponde, sulle quali sono approdate le epoche della nostra civiltà. La porta è un varco, un passaggio, un limite, un confine effettivo o simbolico che sia, segna un punto di partenza o d’arrivo. E’ uno spazio (de)limitato, emblema di quella condizione di erranza, tanto materiale quanto spirituale, che da sempre contraddistingue l’essere umano. Simbolo del desiderio di superare i limiti (de)finiti per proiettarsi verso un altrove: geografico, temporale, trascendentale.

RITMITI I,II,III,IV 2017/2019
gres, engobes, plexiglas
18 gennaio / 23 febbraio 2020 Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma
ORIZZONTI VERTICALI II 2019
gres, plexiglas
18 gennaio/23 febbraio 2020 Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma
GRAFEMA I,II,III 2019
gres, terracotta, plexiglas
18 gennaio/23 febbraio 2020 Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma

Il mio lavoro è volto alla ricerca di linguaggi remoti, veri e propri codici geologici che interpreto e riproduco in stratigrafie e segni impressi nell’argilla. Modellata in lastre, questa materia, oltre a fornire supporto e superficie, dà ai miei segni la possibilità di penetrarvi, conferendo loro una profondità e una casualità che, in altro modo, sarebbe impossibile ottenere. Poi il fuoco fa il resto, con le sue mille possibili varianti e fascinazioni. Nell’opera Orizzonti Verticali così come nelle opere Grafema I,II e III, ho voluto dare corpo ai segni estrudendoli quasi dalla lastra, non più utilizzata come foglio bianco, ma diventata essa stessa segno e linea, materializzati in sequenze stratigrafiche, che evocano “evoluzioni e processi sedimentari risalenti a cronologie impossibili da ordinare nei calendari della storia dell’uomo” (T.Ercole, 2017), ma anche segni dei quali ci si è appropriati o semplicemente paesaggi nei quali eventualmente perdersi.